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del moto ·
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vs. Incomprimibilità ·
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INTRODUZIONE
I
fluidi presenti in natura sono tutti viscosi e comprimibili. Le equazioni che
regolano le condizioni dinamiche dei fluidi viscosi e comprimibili risultano,
purtroppo, di difficile applicazione e manipolazione al fine di risolvere
problemi di interesse ingegneristico in quanto le equazioni di conservazione
della massa, della quantità di moto e dell’energia sono più complesse di
quanto appaiono: sono non lineari, accoppiate e difficili da risolvere, è
difficile, inoltre, provare con i metodi matematici esistenti l’esistenza di
una soluzione unica per particolari condizioni al contorno. Solo
in particolari casi – flussi completamente sviluppati in geometrie semplici –
è possibile ottenere una soluzione analitica delle equazioni di Navier –
Stokes e questi flussi sono importanti per lo studio dei fondamenti della
fluidodinamica ma sono del tutto irrilevanti dal punto di vista pratico. In
determinate condizioni di flusso, però, è possibile semplificare le equazioni
in quanto alcuni termini in esse presenti sono poco importanti o trascurabili
rispetto ad altri e, nonostante ciò, è possibile che perfino le equazioni
semplificate risulti anch’esse molto complesse e non ammettano soluzione
analitica ed è quindi necessario introdurre metodi numerici. In
questa breve trattazione si vuole descrivere un criterio per trascurare la
comprimibilità del fluido in determinate condizioni di moto. Equazioni del moto
Come
è noto le equazioni che regolano lo stato di dinamico di un fluido (in
condizioni di viscosità indipendente dalla temperatura, modello
termodinamico: gas perfetto, modello reologico: fluido newtoniano non
micropolare; tipicamente acqua e aria) sono:
A
partire dall’equazione della quantità di moto scritta in forma di Lagrange
nell’ipotesi di fluido non viscoso si ottiene:
si
arriva, quindi, alla seguente espressione (considerando il moto stazionario,
St>>1, e trascurando le forze di massa):
se
il moto è irrotazionale (Ñxu=0) si ottiene:
che
è equivalente a:
l’integrale
in cui compare il termine barico può essere calcolato solo a partire da
ipotesi ben precise sulla relazione fra pressione e densità. Nell’ ipotesi di
fluido incomprimibile si ottiene:
che
è la celebre espressione del Teorema di Bernuolli. Se, invece, si considera
il fluido comprimile allora la
pressione e la densità del fluido saranno legate dalla relazione:
purchè
il moto sia omoentropico (entropia della corrente imperturbata uniforme,
assenza di scambi termici, dissipazioni viscose e, ovviamente, di onde
d’urto). Se la si differenzia si ottiene:
cioè:
la
relazione sopra integrata porta a scrivere:
con
“a” velocità sonica locale. Se la particolare particella fluida viene
arrestata dalla sua condizione dinamica in modo isoentropico si può scrivere:
con
a0 velocità del suono di ristagno. Sfruttando
la relazione di Laplace a2=gRT
si può quindi scrivere (in seguito a qualche piccolo passaggio algebrico
omesso):
con:
numero di Mach. Dalla (1), sfruttando la relazione
si
arriva all’importante relazione:
la
corrispondente relazione della (2) in regime incomprimibile è:
(è
scontato dire che nell’ipotesi di flusso irrotazionale il teorema di
Bernoulli vale in senso forte cioè fra una qualsiasi coppia di punti del
campo di moto, invece, nell’ipotesi di fluido non viscoso in moto
rotazionale, il teorema di Bernoulli vale in senso debole cioè fra una coppia
di punti appartenenti ad una medesima linea di corrente.) Comprimibilità vs. Incomprimibilità L’idea
è quella stimare l’errore che si commette nel calcolo della pressione del fluido
considerando il fluido incomprimibile piuttosto che comprimibile a partire
dai binomi bernoulliani. L’andamento della pressione è stimato, lecitamente,
in condizioni irrotazionali in quanto nei flussi in cui esiste lo strato
limite (e lo strato limite non è separato) la distribuzione di pressione alla
parete è determinata dal moto a potenziale esterno allo strato limite. Da (2)
si deduce che:
da
cui:
dalla
quale:
il termine fra
parentesi graffe stima quantitativamente l’errore che si commette nel
considerare il fluido incomprimibile piuttosto che comprimibile (in altre
parole lo si potrebbe definire come lo scostamento dal “comportamento
incomprimibile” del fluido). Se
il fattore, dipendente dal numero di Mach, induce un errore inferiore al 5%
allora l’approssimazione di fluido incomprimibile è del tutto lecita. Il
lavoro che bisogna fare, in definitiva, consiste nello stimare l’intervallo
di numero di Mach che produce errori accettabili nel trascurare la
comprimibilità del fluido. Essendo
g=1,4
allora (g-1)/2<1,
nell’ipotesi di M<1
(moto subsonico) è possibile fare uso del seguente sviluppo in serie
binomiale:
trascurando
i termini di ordine superiore al terzo ordine si ha:
con:
ricordando
che:
Facendo
le opportune sostituzioni si arriva a scrivere che:
la
quale si può essere ridotta a (con passaggi algebrici banalissimi):
tornando
a (3) si ottiene:
quindi:
In
definitiva se vale la disuguaglianza:
l’approssimazione
di fluido incomprimibile è sensata. Dalla soluzione di (4) si riesce, quindi,
ad individuare il range utile di numeri di Mach in cui è lecito considerare
trascurabile la comprimibilità del fluido in esame. Se si riordina (4) si
ottiene:
il
trinomio al primo membro è chiaramente di secondo grado in M2 e presenta le seguenti radici:
la
soluzione di (5) per g=1,4 è M2<0,117
cioè M<0,342.
Il risultato raggiunto significa che numeri di Mach inferiori a 0,342
l’errore che si commette nel trascurare la comprimibilità del fluido in esame
è in inferiore al 5% (che dal punto di vista ingegneristico è del tutto
accettabile). Convenzionalmente la soglia che determina il regime di moto
incomprimibile è individuato da numeri di Mach inferiori a 0.3. Bibbliografia
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